In vista del referendum sulla giustizia, Giorgia Meloni e sua sorella Arianna Meloni sono scese in campo nel rush finale per mobilitare gli elettori a favore del sì. La premier e la responsabile della segreteria politica di FdI hanno scelto palcoscenici diversi, ma lo stesso obiettivo: chiarire che il voto riguarda la riforma della giustizia, e non il governo.
Giorgia Meloni ha partecipato allo studio del podcast Pulp di Fedez e Mr Marra, rispondendo per quasi un’ora alle domande dei conduttori. Tra i temi trattati, la guerra, i rapporti con gli Stati Uniti, l’Europa, il caro benzina e le accise mobili. Sulla riforma, la premier ha sottolineato che il referendum è “una trappola” del fronte del no, che cerca di farlo diventare un voto contro di lei: “Non si vota sulla Meloni, si vota sulla giustizia. Se voti no solo per mandare a casa la Meloni, ti ritrovi con entrambe: Meloni e una giustizia che non funziona. Non mi sembra un affarone”.
Arianna Meloni, invece, ha parlato al palazzo dei congressi all’Eur davanti a militanti e giovani del partito, ribadendo la coerenza della famiglia Meloni con il rispetto per la magistratura: “Abbiamo iniziato a fare politica subito dopo le stragi del ’92 perché non potevamo accettare che eroi come Falcone e Borsellino fossero stati uccisi per difendere la giustizia”. Ha aggiunto: “Questa riforma rafforza autonomia e indipendenza dei magistrati”, ricevendo applausi dalla sala gremita.
All’incontro erano presenti anche l’ex magistrato Antonio Di Pietro, che ha invitato a votare sì per correggere gli errori della legislazione antimafia, e il sottosegretario Alfredo Mantovano, che ha avvertito gli indecisi: “Rimarrete fregati due volte: il governo resterà e non avrete la riforma”.
Il messaggio delle sorelle Meloni è chiaro: il referendum riguarda la giustizia e non la sorte del governo, e votare no non conviene né ai cittadini né al Paese.






