Consegnata alla Giunta della Camera una memoria difensiva di 23 pagine: “C’era uno stato di necessità. Nessun obbligo di trasmettere gli atti”.
Un documento di 23 pagine, firmato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e dal sottosegretario Alfredo Mantovano, è stato trasmesso alla Giunta per le autorizzazioni della Camera. Oggetto: il caso del generale libico Mohammed Almasri, arrestato in Italia e poi espulso a gennaio 2024.
I tre esponenti del Governo sono indagati dal Tribunale dei Ministri con accuse che vanno, a seconda delle posizioni, da omissione di atti d’ufficio a favoreggiamento e peculato. La Giunta discuterà l’atto mercoledì.
La linea difensiva: “Tutela dello Stato e sicurezza nazionale”
Nel documento, i tre ribadiscono quanto già affermato in Parlamento e nelle memorie precedenti: l’espulsione di Almasri è stata una scelta politica legittima, dettata dalla necessità di tutelare la sicurezza nazionale e di agire in situazioni di emergenza.
“Abbiamo agito per difendere l’interesse dello Stato”, si legge nella memoria, che richiama esplicitamente lo stato di necessità, come previsto dall’articolo 25 della bozza delle “Responsabilità degli Stati per atti internazionalmente illeciti” approvata dalla International Law Commission delle Nazioni Unite nel 2001.
Secondo questa norma di diritto internazionale, è possibile derogare agli obblighi previsti quando è in gioco un interesse essenziale dello Stato minacciato da un pericolo grave e imminente.
Il riferimento alla legge costituzionale del 1989
Un passaggio del documento si richiama anche all’articolo 9 della legge costituzionale n. 1 del 1989, che stabilisce che il Parlamento può negare l’autorizzazione a procedere, con valutazione insindacabile, qualora ritenga che l’indagato abbia agito per “la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante” o per un “preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo”.
La stessa premier Giorgia Meloni aveva già sostenuto pubblicamente la decisione, definendola una misura di sicurezza nazionale.
Nordio: “Non sono un passacarte”
Nella prima memoria, risalente a febbraio, Nordio aveva già respinto le accuse sostenendo che il ministro della Giustizia non è tenuto a trasmettere automaticamente gli atti alla magistratura:
“Deve escludersi in modo categorico che incombesse sul ministro un dovere di trasmissione automatica degli atti al Procuratore Generale”.
Nordio aveva poi spiegato di avere il potere, in situazioni di necessità, di coordinarsi con altri organi dello Stato.
“Non sono un passacarte. In quei giorni si è presentata una necessità concreta”, aveva dichiarato.
Espulsione motivata da “ordine pubblico e sicurezza”
Per quanto riguarda l’espulsione firmata da Piantedosi, il Governo rivendica la necessità di agire in tempi rapidi, citando “motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato”. Secondo la memoria, la permanenza di Almasri in Italia rappresentava un rischio concreto:
“La scelta di agire rapidamente è stata dettata dai profili di pericolosità riconducibili al soggetto e dai rischi connessi alla sua permanenza sul territorio nazionale”.








