Il ministro della Giustizia smentisce ipotesi di crisi in caso di bocciatura. Il Pd attacca: “Riforma bluff”. Scontro dai toni più contenuti dopo le polemiche con la magistratura.
Il governo non rischia la crisi anche in caso di vittoria del “No” al referendum sulla separazione delle carriere tra pm e giudici. A ribadirlo è stato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervenendo a Bologna alla manifestazione di Fratelli d’Italia “Non c’è sicurezza senza giustizia”.
“Hanno la vana speranza, nell’ipotesi che considero del tutto infondata di una vittoria del No, che il governo possa entrare in crisi. Non è così”, ha dichiarato il guardasigilli, assicurando che l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni resterà in carica fino al 2027, indipendentemente dall’esito del voto del 22 e 23 marzo.
Sulla stessa linea anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e i capigruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami e Lucio Malan, promotori dell’iniziativa.
Le critiche del Pd: “Riforma inutile”
Dal Partito democratico arrivano invece critiche nette. L’eurodeputato Stefano Bonaccini ha definito la riforma “un bluff assoluto che non risolverà alcun problema della giustizia”.
Anche la segretaria dem Elly Schlein ha ribadito che, qualunque sia l’esito del referendum, il Pd non chiederà la fine anticipata della legislatura. Tuttavia, con l’avvicinarsi del voto, il clima politico resta teso e, secondo i sondaggi, il vantaggio iniziale del “Sì” si sarebbe progressivamente ridotto.
Molto dipenderà dall’affluenza alle urne: secondo gli osservatori, una partecipazione elevata favorirebbe il “Sì”.
Tensioni con la magistratura e appello ai toni moderati
Dopo i duri scontri dei giorni scorsi tra governo e magistratura – con Nordio che aveva parlato di “meccanismi paramafiosi” nel Csm – a Bologna i toni sono apparsi più distesi.
“Non ho mai inasprito i toni: mi sono limitato a citare quel che hanno detto altri”, ha spiegato il ministro, ringraziando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il suo richiamo al rispetto reciproco tra le istituzioni. “Parleremo del contenuto della riforma, senza cadere nelle provocazioni”, ha aggiunto.
Nordio ha però espresso timori per una possibile “politicizzazione del voto” da parte di una parte della magistratura, che potrebbe alterare il dibattito.
Un passaggio è stato dedicato anche alle dichiarazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che aveva evocato il rischio di un sostegno al “Sì” da parte di imputati e mafiosi. “Con Gratteri non sono mai stato in lite – ha detto Nordio – ci scambiamo la mano e qualche volta anche baci e abbracci. Ha un carattere un po’ fumino”.
Le parole del ministro non hanno convinto l’ex titolare della Giustizia Andrea Orlando, che sui social ha parlato di dichiarazioni “imbarazzanti” e di successive “ritrattazioni”.
Schlein, dal canto suo, ha invitato a pensare “al giorno dopo” il referendum: “La giustizia italiana non si migliora mettendo i giudici sotto il controllo del governo. Per questo voteremo convintamente No”.
Nordio ha respinto le accuse: “È un trucco verbale. Non si può fare un processo alle intenzioni. Dopo 40 anni in magistratura, figurarsi se voglio umiliarla. Vogliamo liberare i magistrati più capaci, che oggi, se non appartengono a una corrente, hanno meno possibilità di accedere agli incarichi più importanti”.








