La portavoce del Programma Alimentare Mondiale, Abir Atifa, ha dichiarato ieri, giovedì, che il Libano sta vivendo una delle forme più gravi di insicurezza alimentare della sua storia, sottolineando la presenza di ostacoli nel finanziamento nel contesto dell’attuale guerra con Israele.
Atifa ha aggiunto, in un’intervista ad Al Jazeera, che l’ultima analisi della Classificazione Integrata delle Fasi della Sicurezza Alimentare (IPC) ha rilevato che circa un milione di persone in Libano, ovvero una persona su quattro, soffre di insicurezza alimentare acuta, dopo che la recente escalation ha annullato i progressi raggiunti lo scorso anno.
Ha collegato il peggioramento della situazione a quello che ha definito un conflitto armato e alle conseguenti ondate di sfollati dal sud del Libano, oltre alla contrazione economica e all’aumento dei prezzi di cibo e carburante. Tutto ciò, ha spiegato, ha eroso il potere d’acquisto delle famiglie libanesi, rendendo l’accesso al cibo una sfida quotidiana per milioni di persone.
Ha inoltre sottolineato che il Programma Alimentare Mondiale ha fornito assistenza a circa 600.000 persone su base giornaliera e mensile attraverso pasti caldi e aiuti in denaro, ma ha evidenziato difficoltà nell’accesso alle aree meridionali.
La portavoce ha infine affermato che la soluzione alla crisi umanitaria in Libano risiede in un cessate il fuoco e nella stabilizzazione della situazione.






