Il Ministero degli Affari Esteri iraniano ha condannato i raid aerei statunitensi contro siti di sorveglianza e monitoraggio sulla costa meridionale del Paese, ritenendo che ciò dimostri il mancato rispetto degli impegni da parte di Washington.
In una nota, la diplomazia iraniana ha ribadito la sua «determinazione a difendere la sovranità e l’integrità territoriale dell’Iran di fronte all’aggressione militare americana», sottolineando che «questi attacchi dimostrano che il sistema statunitense non attribuisce alcun valore né credibilità ai propri impegni».
Il Ministero ha inoltre affermato che «gli attacchi americani costituiscono una violazione della Carta delle Nazioni Unite e una violazione del primo paragrafo del memorandum d’intesa».
Nel frattempo, il Comando centrale dell’esercito statunitense ha annunciato in un breve comunicato che «aerei da combattimento della Marina e dell’Aeronautica militare statunitense hanno lanciato nella notte attacchi contro 10 siti militari iraniani in diverse località all’interno e nei pressi dello Stretto di Hormuz, in risposta a un attacco iraniano con un drone contro la petroliera Kiko M/…».
Da parte sua, la Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane ha dichiarato che il fuoco americano indiscriminato contro la città di Sirik non risolve il mistero del nostro controllo sullo Stretto di Hormuz, sottolineando che il suo intervento contro le navi che violano le regole nello Stretto ricorda agli altri vascelli che il passaggio è sicuro.
La Marina dei Pasdaran ha inoltre minacciato che «il conto con le basi americane nella regione è diverso e in questi giorni subiranno gravi conseguenze».






