Ucraina, Putin: “Truppe occidentali sarebbero un bersaglio”. Zelensky: “Garanzie di sicurezza subito”

MOSCA/KIEV – La guerra in Ucraina è giunta al suo 1.290esimo giorno, mentre le dichiarazioni dei leader internazionali accendono ulteriormente il confronto. Il presidente russo Vladimir Putin ha lanciato un duro monito: eventuali contingenti militari occidentali dispiegati in Ucraina sarebbero considerati “bersagli legittimi” per l’esercito russo.

La minaccia arriva in risposta all’iniziativa promossa dalla Francia di Emmanuel Macron, che ha annunciato un accordo di 26 paesi europei – definiti “coalizione dei volenterosi” – pronti a inviare truppe in Ucraina come forze di “riassicurazione” immediatamente dopo la firma di un eventuale accordo di pace. Alla proposta non aderiscono però Italia e Polonia. La premier Giorgia Meloni ha ribadito l'”indisponibilità dell’Italia a inviare soldati”, mentre la Germania mantiene una posizione cauta, sottolineando che deciderà solo “una volta chiarite le condizioni quadro”.

Dal Cremlino è arrivata una netta chiusura: portavoce di Putin hanno definito “irricevibili” le garanzie di sicurezza promesse dall’Occidente a Kiev, affermando che Stati Uniti e Unione Europea “non possono garantire la sicurezza ucraina” e che anzi “intralciano la risoluzione del conflitto”.

Intanto, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in videocollegamento con il Forum Theha di Cernobbio, ha ringraziato l’Italia per il “ruolo molto attivo” nella coalizione e ha sottolineato l’urgenza di attivare le garanzie di sicurezza “subito, senza attendere la fine dei combattimenti”. Un appello che mira a consolidare il sostegno internazionale in un momento critico del conflitto.

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