Mettere un tetto alle retribuzioni dei dirigenti pubblici “non è corretto”. A sostenerlo è il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, intervenuto in un’intervista a Sky TG24, nella quale ha ribadito la necessità di avvicinare gli stipendi della Pa alle logiche del mercato.
Secondo il ministro, la pubblica amministrazione deve essere in grado di riconoscere, anche sul piano salariale, le responsabilità dei ruoli apicali. “In linea generale la definizione di un tetto non è corretta – ha spiegato –. Quando fu introdotto con il governo Renzi c’era un’emergenza da affrontare, ma un’emergenza non può durare 13 o 14 anni”.
Attualmente il limite massimo per le retribuzioni è fissato a 255mila euro, ma per Zangrillo è necessario guardare al futuro: “Dobbiamo lavorare in prospettiva sulle dinamiche salariali dei nostri dipendenti per essere il più vicini possibile alle logiche di mercato. Non abbiamo assunto una decisione definitiva, ma dobbiamo pensare a meccanismi che rendano i dirigenti motivati e correttamente retribuiti per il lavoro che svolgono”.
Il ministro ha poi affrontato il tema della perdita di potere d’acquisto dei dipendenti pubblici, legata all’aumento dell’inflazione negli anni successivi alla pandemia. “Tra il 2022 e il 2027 le retribuzioni monetarie aumenteranno tra il 16% e il 18%”, ha affermato.
Zangrillo ha ricordato che nel 2025 è stata chiusa la tornata contrattuale 2022-2024, con aumenti compresi tra il 6% e l’8%, e che sono già iniziati i lavori per i rinnovi 2025-2027. “Nel 2026 chiuderò anche questa tornata – ha aggiunto –. Le risorse stanziate ammontano a 10 miliardi e consentiranno aumenti salariali superiori a quelli erosi dall’inflazione negli ultimi anni”.
Infine, una stoccata al segretario della Cgil: “Landini mi porti un esempio di settori del privato che abbiano registrato aumenti di questo tipo”.








