Resta irrisolto il confronto interno al Partito democratico sul contrasto all’antisemitismo. Nell’assemblea del gruppo Pd al Senato non si è trovata una sintesi tra le diverse posizioni emerse sul nuovo disegno di legge presentato dal partito.
Graziano Delrio e altri quattro senatori riformisti — Sandra Zampa, Filippo Sensi, Walter Verini e Simona Malpezzi — non hanno firmato il ddl “ufficiale” del Pd, redatto dal senatore e costituzionalista Andrea Giorgis. Il testo, che affronta in modo generale la prevenzione di tutti i discorsi d’odio e delle discriminazioni, è stato preferito dalla maggioranza del gruppo rispetto alla proposta originaria di Delrio, derubricata dal capogruppo Francesco Boccia a “iniziativa personale”.
Secondo i riformisti, il nuovo ddl non coglie la specificità e l’urgenza del fenomeno dell’antisemitismo, tornato a crescere anche a sinistra, e rischia di diluire il problema in un quadro più ampio. Una possibile ricomposizione, tuttavia, potrebbe avvenire nella fase successiva dell’iter parlamentare, con la presentazione degli emendamenti al testo base che la Commissione Affari costituzionali adotterà martedì prossimo.
Nel gruppo Pd si confrontano dunque due letture diverse della realtà sociale. Giorgis e la maggioranza dei senatori dem, compreso Boccia, ritengono che l’antisemitismo rientri in un più generale fenomeno di radicalismo e discorsi d’odio. Delrio e gli altri riformisti insistono invece sulla necessità di risposte specifiche a un pericolo distinto, che richiede strumenti dedicati.
Emblematica la richiesta di “reciprocità” avanzata da Sandra Zampa: avrebbe firmato il ddl Giorgis se anche quest’ultimo e altri senatori avessero sottoscritto il ddl Delrio, riconoscendo così la specificità dell’antisemitismo. Ciò non è avvenuto. Nel confronto, Boccia ha rivendicato di aver ottenuto l’adesione al ddl Giorgis di due senatori inizialmente firmatari della proposta Delrio, Alfredo Bazoli, vicecapogruppo, e Alessandro Alfieri.
Il testo di Giorgis ricalca in parte quello di Delrio, puntando non sull’intervento penale ma sulla prevenzione: linee guida per le scuole affidate al Ministero dell’Istruzione, l’istituzione di un Osservatorio sul fenomeno dell’odio e norme sui social media. A differenza della proposta Delrio, però, il ddl Giorgis non richiama la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), giudicata controversa da una parte della sinistra. Secondo alcuni senatori della maggioranza interna, adottarla significherebbe “farsi dettare l’agenda dalla destra”.
Nel testo Giorgis, gli “atti ed espressioni d’odio e di discriminazione” sono definiti come quelli fondati su pregiudizio, ostilità o violenza contro persone appartenenti a una determinata religione, etnia, nazionalità o popolo, o basati su attribuzioni legate alla costruzione sociale, culturale e politica della cosiddetta razza.
Ai fini dell’iter parlamentare, il ddl Giorgis avrà comunque un peso limitato: martedì la Commissione Affari costituzionali adotterà come testo base una proposta costruita sui disegni di legge, identici, presentati da Massimiliano Romeo e Ivan Scalfarotto. La vera partita si giocherà nella fase degli emendamenti, da depositare entro il 10 febbraio. Boccia ha annunciato che su questo lavoreranno insieme Giorgis, Delrio e Francesco Verducci, capogruppo Pd nella commissione Segre, nel tentativo di trovare una posizione condivisa.








