Rai, sciopero delle firme dei giornalisti: tensione su Vigilanza e audizione dell’ad Rossi

Giornata di protesta nelle redazioni Rai. I giornalisti del servizio pubblico non hanno incrociato le braccia, ma per 24 ore hanno scelto di non firmare i servizi di Tg e Gr, aderendo in massa allo stato di agitazione proclamato dal sindacato Usigrai.

Una forma di protesta simbolica ma evidente, nata per contestare la mancata presa di posizione dell’azienda sulle recenti vicende che – secondo il sindacato – hanno danneggiato l’immagine del servizio pubblico.

Pressing politico sulla Vigilanza Rai

Nel frattempo, sul fronte politico si registra un nuovo intervento del presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha rivolto un appello ufficiale affinché la Commissione parlamentare di Vigilanza Rai convochi l’amministratore delegato Giampaolo Rossi.

La richiesta arriva dopo la decisione della presidente della Commissione, Barbara Floridia, di superare lo stallo che da oltre un anno blocca i lavori dell’organismo parlamentare. La Russa ha auspicato che l’audizione possa avvenire “anche in via eccezionale” e con una decisione condivisa da tutti i gruppi parlamentari.

Floridia ha accolto con favore l’intervento, ribadendo però che la priorità resta superare l’impasse che paralizza un organo di garanzia come la Vigilanza. L’eventuale audizione dell’ad, ha sottolineato, dovrebbe rappresentare il passaggio decisivo per la ripresa dei lavori.

La questione appare ancora più urgente alla luce delle recenti polemiche che hanno coinvolto la Rai, mai affrontate in sede di controllo parlamentare proprio a causa dello stallo della Commissione.

Il caso Rai Sport e le “spese pazze”

Lo stato di agitazione dei giornalisti è stato proclamato in segno di solidarietà ai colleghi di Rai Sport, finiti al centro delle polemiche per la telecronaca dell’apertura delle Olimpiadi invernali affidata al direttore Paolo Petrecca.

Petrecca è inoltre oggetto di nuove contestazioni per presunte “spese pazze” nella sua direzione: secondo indiscrezioni emerse sulla stampa dopo una riunione con il capo del personale, i costi sarebbero lievitati per assunzioni, promozioni, gratifiche e consulenze esterne.

Secondo Usigrai, lo sciopero delle firme rappresenta “un segnale chiaro all’azienda sull’urgenza di assumere decisioni capaci di tutelare l’immagine e il ruolo della Rai Servizio Pubblico”. Nelle principali edizioni del Tg1 sono stati pochissimi i giornalisti ad andare in onda mantenendo la firma del servizio.

Al termine dei notiziari è stato letto il comunicato del sindacato, che ha ribadito l’obiettivo di “difendere l’autorevolezza dell’informazione Rai” di fronte alla mancata risposta aziendale sulle polemiche legate alla telecronaca.

Di segno opposto la posizione dell’altro sindacato, Unirai, che ha criticato l’iniziativa definendola una protesta “strumentale”.

Nuove tensioni sul palinsesto

L’azienda, al momento, non ha rilasciato commenti ufficiali. Intanto l’assemblea del Tg2 ha giudicato “irricevibile” l’ipotesi di inserire una striscia informativa prima delle edizioni principali del telegiornale.

Il riferimento è alle indiscrezioni su un possibile programma affidato al direttore de Il Giornale, Tommaso Cerno, prima del Tg delle 13. Secondo i giornalisti, il nodo non riguarda il nome del conduttore ma la collocazione nel palinsesto.

Il clima resta quindi teso, tra proteste sindacali, pressing politico e nuove polemiche sulla gestione editoriale e amministrativa del servizio pubblico.

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