Il consigliere militare della Guida Suprema iraniana, Mohsen Rezaï, ha dichiarato che i colloqui tra Washington e Teheran sono attualmente bloccati, in particolare sulla questione dei beni iraniani congelati all’estero. Le sue dichiarazioni sono state rilasciate in un’intervista trasmessa venerdì.
Sottoposto da decenni a sanzioni statunitensi, l’Iran vede una parte significativa dei propri fondi all’estero congelata fin dalla Rivoluzione islamica del 1979. Secondo Mohsen Rezaï, tali risorse rappresentano uno degli elementi chiave di qualsiasi eventuale accordo con gli Stati Uniti.
Il consigliere iraniano ha affermato che lo sblocco di circa 24 miliardi di dollari costituirebbe una vera e propria «prova di fiducia» da parte di Washington, sottolineando che si tratta di «denaro appartenente all’Iran». Tuttavia, stime non ufficiali indicano cifre molto più elevate, comprese tra 100 e 123 miliardi di dollari.
Teheran considera quindi la restituzione almeno parziale di questi fondi una condizione essenziale per qualsiasi progresso diplomatico e per una riduzione duratura delle tensioni nella regione.
Rezaï ha inoltre avvertito che un’eventuale ripresa delle ostilità potrebbe portare a un allargamento del conflitto oltre l’area del Golfo Persico, evocando la possibilità di attacchi contro altre basi militari statunitensi.
Nonostante ciò, il consigliere iraniano ha ritenuto che il rischio di una guerra aperta e su larga scala resti al momento limitato.






